Lettera aperta di Antonella Perrella, nostro responsabile di settore di C.A., al Presidente dell’Ordine

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Caro Presidente, lo sdegno e  la rabbia che mi assalgono, ma anche lo sconforto ed il senso di impotenza, sono molto forti nell’apprendere dell’ultimo, orribile, episodio di violenza perpetrato ai danni di una donna, una Collega che ha avuto, come unica colpa,quella di essere in turno a svolgere il suo servizio di Guardia Medica.
Sappiamo tutti che il Medico di Continuità Assistenziale rappresenta, durante le ore notturne, l’avamposto della Sanità sul territorio e che, per la natura del suo ruolo, è predisposto ad accogliere, sicuramente, e a soddisfare, per quello che gli compete, le richieste di ogni cittadino in termini di bisogno di salute. Tuttavia, ad ogni nuovo episodio di cronaca che riguarda il Medico, ed in particolare il Medico di Continuità Assistenziale, ci si rende conto (ma non lo scopriamo adesso) di come egli sia vulnerabile. Rivedo con la mente le sedi di Continuità Assistenziale in cui ho svolto servizio: molto spesso isolate, talvolta sporche ed indecorose, molto spesso fornite di una porticina priva di spioncino, che viene aperta “a fiducia”, e poi richiusa alle spalle della persona che si ha di fronte con altrettanta fiducia che si tratti di un paziente e non di un malintenzionato. Perché il punto è proprio questo: una volta che quella persona, che riteniamo sia bisognosa di aiuto, è entrata in ambulatorio (e talvolta non viene da sola), la porta si chiude e si resta letteralmente isolati. Quante volte abbiamo dovuto chiedere a familiari, fidanzati, mariti di accompagnarci al lavoro (e restare con noi) per permetterci di svolgerlo? E allora ripenso con tristezza alle Colleghe ed ai Colleghi che,anche da noi in Molise, sono stati vittime di aggressioni durante il servizio, quel servizio che stavano svolgendo per il bene della Collettività, e mi rendo conto che quegli episodi che sarebbero potuti essere un chiaro, allarmante, segnale da tener ben presente e da cui partire per migliorare concretamente le condizioni di lavoro, siano poi stati ignorati, siano finiti nel dimenticatoio, almeno fino ad un successivo caso clamoroso che li rende nuovamente, e forse ancora inutilmente, attuali.

Penso che sia da tanto finito il tempo in cui si possa continuare a sperare che vada sempre tutto bene e che non accada mai niente di male durante i turni. Cosa altro deve succedere per cambiare?  La Continuità Assistenziale deve necessariamente essere ripensata, riorganizzata sul territorio, presidiata; in altre parole: deve essere protetta!

Io non so, caro Presidente, se questo sia un compito che spetta principalmente all’Ordine, ma so per certo che il bisogno di sicurezza è un bisogno importante almeno quanto quello di salute: non si può ulteriormente tollerare la possibilità (che già si è tradotta in fatti concreti) che l’ambulatorio di Continuità Assistenziale, che deve essere necessariamente aperto a tutti, possa ancora essere un luogo dove può succedere di tutto. Rendiamo più sicuri i luoghi del nostro lavoro, a cui dedichiamo tanta parte del nostro tempo e della nostra energia!

Antonietta Anna Perrella

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