Medicine di gruppo integrate in Veneto: un successo per i pazienti

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Il progetto Arcipelago, avviato in via sperimentale in Veneto, ha coinvolto 107 mmg. Cure e risultati migliorati per i 120mila cittadini

La rete delle Medicine di Gruppo Integrate, le nuove forme associative della medicina generale previste dagli accordi tra la Regione Veneto e le organizzazioni sindacali della medicina di famiglia, funziona e permette di migliorare lo stato di salute dei pazienti. Una chiara conferma arriva dai dati del Progetto “Arcipelago” promosso in Veneto dalla SIMG(Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie): sono state riunite in un solo network nove medicine di gruppo integrate, coinvolgendo 107 medici di famiglia e più di 120mila cittadini.I dati preliminari dell’iniziativa, avviata all’inizio del 2016, sono significativi: il 70-80% dei pazienti è stato sottoposto agli accertamenti periodici previsti dal percorso diagnostico terapeutico assistenziale del diabete (ad esempio misurazione dell’emoglobina glicata e del peso e ispezione del piede), rispetto a una media nazionale pari al 45-50%.L’85% dei malati con scompenso cardiaco ha effettuato una visita completa (con registrazione del peso, della pressione arteriosa ed esami di laboratorio) rispetto al 50% a livello nazionale.

Le persone in terapia anticoagulante possono ricevere l’intero percorso di sorveglianza previsto dalle linee guida presso il proprio medico di famiglia, con maggiore sicurezza e accessibilità e con elevate percentuali di gradimento. Analoga attività è prevista anche per i pazienti con bronchite cronica, che possono eseguire la spirometria di base negli studi del loro medico.Anche le attività di prevenzione hanno un impatto importante: il calcolo del rischio cardiovascolare è diventata prassi abituale e la vaccinazione antinfluenzale ha raggiunto più del 60% degli over 65 (40% Italia).

Abbiamo collaborato per realizzare strumenti informativi, percorsi e soluzioni volti a migliorare l’attività prevista dal contratto di esercizio siglato fra le organizzazioni sindacali e la Regione Veneto – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente nazionale SIMG – Le nove medicine di gruppo integrate stanno lavorando da un anno e mezzo, confrontandosi ed individuando percorsi di formazione e soluzioni organizzative. Questo modello organizzativo funziona e le attività implementate migliorano l’efficacia e l’efficienza del prezioso lavoro dei medici di famiglia. Sono risultati importanti, ottenuti perché nelle medicine di gruppo integrate camici bianchi, infermieri e assistenti di studio lavorano insieme. Rispetto alla media nazionale in cui la maggioranza dei clinici opera da sola, la struttura multiprofessionale permette questo tipo di presa in carico dei cittadini. In queste strutture l’organizzazione è proattiva: il paziente viene convocato e informato, fissando appuntamenti per i controlli successivi

.I dati definitivi del progetto “Arcipelago” saranno presentati al XXXIV Congresso nazionale SIMG che si svolgerà a Firenze dal 30 novembre al 2 dicembre. “Pur in un breve periodo abbiamo già notato un netto miglioramento di diversi obiettivi di salute – continua il dott. Maurizio Cancian, presidente SIMG Veneto – L’emoglobina glicata, ad esempio, è un indicatore molto utile: quante più persone presentano un buon livello di questo parametro, tanto minori saranno gli infarti e gli ictus. Dopo un anno e mezzo, la percentuale di cittadini con un livello di emoglobina glicata a target era superiore del 7% rispetto alla media nazionale. Anche la quota di pazienti che assumono regolarmente i farmaci per il controllo dell’ipertensione arteriosa ottenendo livelli nella norma era superiore del 7%”

.“Da un lato – conclude il dott. Cricelli – i medici dispongono di più tempo da dedicare ai pazienti per personalizzare le cure. Dall’altro, i cittadini aderiscono con più precisione alle indicazioni sui corretti stili di vita e sull’assunzione delle terapie, per cui è possibile ottenere risultati migliori. 

Sono in atto progetti di riorganizzazione della medicina generale in Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, ma diversi dal modello veneto che si distingue non solo per l’organizzazione ma anche per gli obiettivi che implicano un percorso di miglioramento: cioè non viene solo modificata la struttura (da medici singoli a gruppi), ma sono implementate le buone pratiche di cura che vengono misurate”.

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