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Modificato il02/10/2012

Cassazione: Gli ambienti della guardia medica in orario notturno sono privato domicilio

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97Importante sentenza della Suprema Corte

 

 

 

 

Il fatto

 

Una dottoressa in servizio presso un presidio di continuità assistenziale durante il turno di notte, apriva la porta ad un uomo che aveva citofonato ripetutamente, credendo avesse bisogno di cure. Il soggetto, entrato nell’ufficio, le intimava di non gridare e minacciandola di ucciderla utilizzando un coltello che riferiva di avere con sè, riusciva a baciarla, a stringerla sul letto e a tenerla bloccata col peso del suo corpo.

 

 

Approfittando di un momento di distrazione e con un espediente la professionista riusciva ad alzarsi ed uscire dall’ambulatorio, ma l’uomo la rincorreva e la raggiungeva, strappandole il vestito, picchiandola per strada con calci e pugni, scaraventandola a terra fino a quando non veniva messo in fuga dalle grida di alcuni abitanti del luogo richiamati dalle richieste di aiuto.L’uomo in relazione alla vicenda, in primo grado, con conferma in appello, è stato condannato per una serie di reati.

La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere sul successivo ricorso.

 

Il diritto

 

La Suprema Corte ha avuto occasione di delineare la natura del luogo in cui viene svolta l’attività medica.L’imputato, infatti, era stato condannato anche per il reato di violazione di domicilio.È configurabile il reato di violazione di domicilio nel caso di abusiva introduzione o abusiva permanenza nei locali dello studio di un libero professionista il quale eserciti compiti che si inseriscono in un’attività procedimentale di rilevanza pubblicistica.E’ vero che la guardia medica è aperta al pubblico nell’orario ordinario del servizio di assistenza sanitaria. Ma nell’orario notturno l’accesso alla struttura è limitato a coloro che hanno necessità di assistenza che conseguentemente sono ammessi all’interno dei locali. In questo diverso contesto l’ambiente della guardia medica costituisce un’area riservata che può assimilarsi a quella di un temporaneo privato domicilio del medico chiamato a permanere lì durante la notte per potersi attivare, ove necessario, per apprestare l’assistenza sanitaria.

 

Esito del giudizio

 

La Suprema Corte ha confermato sul punto la decisione di secondo grado, annullando la sentenza limitatamente ad altro reato contestato.

 

Francesco Paolo Scialla

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