Il certificato di malattia non è un semplice atto burocratico, ma un vero atto medico-legale con valore previdenziale ed economico. Ogni medico che formula una prognosi di incapacità lavorativa è tenuto all’invio telematico del certificato.
Il certificato deve essere emesso solo in presenza di una reale incapacità lavorativa temporanea. Non basta la semplice presenza di una patologia cronica stabile, né l’esecuzione di esami diagnostici senza una diagnosi clinicamente significativa.
Particolare attenzione va posta alla diagnosi, che deve essere chiara, completa e coerente con la prognosi. Diagnosi troppo generiche come “virosi” o “bronchite” possono risultare inadeguate in sede di controllo INPS.
Anche la prognosi deve essere congrua e proporzionata alla reale limitazione funzionale del paziente, evitando durate standardizzate o eccessive.
Tra gli errori più frequenti vi sono:
* diagnosi incomplete;
* retrodatazioni improprie;
* errata gestione di continuazione e ricaduta;
* certificati “di cortesia”;
* indirizzi di reperibilità errati.
Per i lavoratori privati restano valide le fasce di reperibilità INPS:
* 10:00–12:00
* 17:00–19:00.
La regola fondamentale resta una: il certificato di malattia deve essere sempre redatto con precisione clinica, buon senso e tracciabilità, considerando possibili verifiche medico-legali e controlli INPS.
Vademecum certificato malattia
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