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Modificato il14/11/2012

Il ministro Riccardi precisa: “Nessun esproprio a enti e casse”

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riccardiLa proposta di emendamento al ddl stabilità del ministro per la Cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi per far sì che gli Enti previdenziali dei professionisti vendano i loro immobili più “vecchi” (di almeno 35 anni) agli affittuari a prezzo vantaggioso (non più di 150 volte l’affitto mensile pagato), ha provocato la rivolta di tutte le casse previdenziali. E dopo i giudizi negativi oggi è arrivata una precisazione da parte dell’ufficio stampa.

“Rispetto a valutazioni errate e commenti impropri sull’eventuale vendita delle case degli enti pubblici e delle casse previdenziali, l’ufficio stampa del ministro Riccardi precisa quanto segue:
La proposta del ministro, ancora in fase di approfondimento, non prevede alcun obbligo – come pure è stato detto e scritto – di vendita agli inquilini dell’intero patrimonio immobiliare. Patrimonio, è bene ribadirlo, che resta nella piena disponibilità degli enti e della casse.

 

L’idea invece riguarda esclusivamente quella parte di patrimonio – da più di 35 anni di proprietà degli enti – già messa in vendita o sul punto di esserlo (così come comunicato in Parlamento dai rappresentanti degli enti e delle casse) attraverso l’affidamento o la cessione a gruppi o fondi immobiliari. Unicamente in questi casi – e fatta ulteriore eccezione per gli immobili di lusso – si prevede la possibilità per l’inquilino di esercitare una sorta di prelazione a un prezzo equo. Prezzo che – a ben vedere – non si discosta molto, nella stragrande maggioranza dei casi, da quello che l’ente venditore ottiene dai gruppi immobiliari.
Dunque nessun esproprio, nessuna aggressione o impoverimento dei bilanci degli enti o delle pensioni erogate. Ma solo la volontà di risolvere in modo moderno, con senso di equità e di giustizia, una tensione abitativa che in qualche caso sfiora la drammaticità.
L’ufficio stampa ricorda inoltre che l’attenzione per questo problema è stata sollecitata al ministro da molti sindaci di grandi città e di diverso orientamento politico, da numerosi prefetti nonché da parlamentari di vari gruppi. Alle Camere peraltro da anni si discute dell’argomento senza finora essere giunti ad alcuna conclusione concreta”.

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