Medici di famiglia accerchiati, stipendi a rischio: le dichiarazioni di Antonio Chiodo

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Da Nord a Sud torna l’allarme: il medico di famiglia è accerchiato, lo stipendio è a rischio. In Puglia e Basilicata le due regioni chiedono alla categoria somme alte già elargite in busta paga; in Piemonte e Lombardia si devolvono ad altri professionisti pezzi di gestione del paziente cronico. La categoria parte da una posizione di debolezza “nuova”: perderà fette cospicue di componenti per via dei pensionamenti di qui al 2030.

La Regione Puglia ha da poco spiegato di voler recuperare gli assegni individuali. In base all’articolo 59 della convenzione una quota dello stipendio viene dagli scatti di anzianità non più distribuiti dopo il 2005 e lasciati a disposizione delle Asl dai medici che si pensionavano. «Tutte le regioni hanno continuato a pagare queste somme, magari dopo accesi dibattiti come l’Emilia Romagna, ma la nostra ha un debito pregresso con i fornitori da 950 milioni di euro e ogni occasione è buona per risanarlo», dice Antonio Chiodo segretario Snami Puglia. «A seguito dello scarso turnover e del lungo tempo che ci vuole per rimpiazzare un medico in pensione, le somme del Fondo di ponderazione sono diventate un “tesoretto” virtuale che già a fatica ottenemmo dalla regione di farci retribuire. Ora l’Assessorato le rivuole: a seguito del blocco dei contratti del 2010, si argomenta, unici in Italia, non ci sarebbero spettate. La stessa regione ha da poco ottenuto in tutte le province tranne una il 100% delle quote dei morti assistiti e dei trasferiti percepite dai mmg anche a più di un anno di distanza quando la convenzione nazionale dà solo un anno alle Asl per il recupero. A Lecce avevamo raggiunto un accordo in cui metà delle somme le metteva l’Asl, ma l’Assessorato ha chiesto a quest’ultima di fare marcia indietro. In pratica dovremmo restituire una media di 600 euro al mese, che variano molto però a seconda delle situazioni personali».

Giusto 500-600 euro li devono restituire anche i medici di continuità assistenziale in Basilicata, dopo che la Corte dei Conti regionale ha dichiarato fonti di buco per 13,5 milioni di euro i due accordi regionali con i mmg 2001 e 2006 contemplanti l’indennità per l’uso del mezzo proprio, quella per il lavoro notturno da 4 euro l’ora e quella per l’attività pediatrica da 50 centesimi/ora. Somme che, sommate e moltiplicate su un contratto di 24 ore settimanali, fanno tra 430 e 500 euro al mese, anche qui da restituire sul pregresso. Il segretario Fimmg Antonio Santangelo ha ricordato alla Regione come quelle indennità ripaghino il medico per dotazione che non gli viene assegnata. Nel Milanese intanto in queste settimane le Asl convocano i medici di famiglia per far loro scegliere se gestire i pazienti cronici direttamente con una coop d’appoggio, se diventare co-gestori di una presa in carico accanto agli enti gestori (che dovranno palesarsi il 15 luglio), o se rinunciare del tutto; il costo della rinuncia per ora è zero, ma sull’onorario di un medico standard i cronici rappresentano oltre un terzo dei proventi convenzionali e, di una base da 4 mila euro, la sola porzione dei pazienti polipatologici – pari a una metà di tutti i cronici – copre in media 600 euro. Nel frattempo nelle Asl piemontesi sta partendo la presa in carico di attività sui pazienti cronici da parte dei nuovi “infermieri” di famiglia.

«C’è un attacco frontale alla medicina generale che stavolta parte da una posizione di debolezza. Manca uno spirito di sana contrapposizione intellettuale con istituzioni che sbagliano. Molto sindacato fa sempre meno il suo mestiere e gli altri partono dall’idea che di medici delle cure primarie ce ne saranno sempre meno», dice Chiodo. La Fimmg Ca Puglia conferma l’analisi: lo studio presentato dal segretario Piero Drago ha prodotto proiezioni fino al 2032, e degli attuali 3756 Mmg 478 sono di continuità assistenziale a tempo pieno, 429 sono anche medici di famiglia. Di qui al 2031 sono attesi 3364 pensionamenti ma dei 1419 nominativi attingibili in graduatoria solo 502 sono residenti in Puglia e papabili per un posto. Morale, tra 15 anni in regione si subirà un saldo negativo di 1570 unità, che vorrà dire oltre un milione e mezzo di residenti senza medico. Le cose cambierebbero solo alzando l’ottimale a livelli impossibili (2100 assistiti a medico) o inserendo 100 medici tra i borsisti ogni anno, 1,4 milioni di euro annui in più. Medicina generale categoria ad esaurimento? «Non abdichiamo al nostro ruolo», dice Chiodo. «Le somme che ci si vogliono trattenere nessuna legge ci impone di darle; tutti questi tentativi di metterci in un angolo sono contrastabili con ricorsi adeguati e puntuali».

Mauro Miserendino

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