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Medici e computer: ecco perché il medico ne è soffocato

orlandoLa nota di Pasquale Orlando, Vice Presidente Nazionale SNAMI, rilasciata a Quotidiano Sanità snocciola una lunga serie di riflessioni nel rapporto uomo-macchina e sul riassetto della Medicina Territoriale.

 

 

Gentile Direttore,
in merito alla questione sollevata dal collega che rifiuta di usare il computer, vorrei esprimere alcune riflessioni. Il punto a mio avviso, non é sull’uso o meno dello strumento informatico, ma il fatto che la medicina generale, nel nostro Paese, sta pagando lo scotto di una stagione di tagli al SSN che non sono stati compensati con un maggior investimento sul territorio. Perché, se da un lato, si pone mano alla ristrutturazione della rete ospedaliera, dall’altro non si può dire che il territorio si fará carico della crescente domanda di cura delle cronicità e, al tempo stesso , fare da filtro per l’uso improprio dei PS ospedalieri, senza potenziare strutturalmente il territorio stesso .

 

 In questo quadro il computer, utilissimo strumento di gestione delle problematiche cliniche del paziente, viene usato dai gestori del SSN come una sorta di controllore della spesa. Basti pensare all’invito dei dati prescrittivi, ormai legge, al controllo sui piani terapeutici e quant’altro. 
Quindi il computer come strumento utile ai tagli di spesa sulla farmaceutica (e fra non molto sulle prestazioni diagnostiche). In molte regioni, tale controllo grava esclusivamente sulla medicina generale, visto che, come in Campania ad esempio, la prescrizione su ricettario SSN avviene solo negli studi dei medici di medicina generale. Senza parlare della certificazione di malattia on line che, spesso, nonostante la legge, viene demandata solo alla medicina generale.

Ormai qualsiasi atto burocratico passa attraverso gli studi dei MMG, anche se parte da altre strutture del SSN. Come é noto, anche l’esenzione ticket per reddito é finita nei nostri studi, attraverso il computer. Invece di risolvere il problema nella sua sede naturale che é l’agenzia delle entrate, si continua a pretendere la trascrizione sulla ricetta del relativo codice, demandando al medico tale incombenza, attraverso lo “scarico” dei codici direttamente dal ministero delle finanze, addossando, ancora una volta, alla medicina generale  mansioni e responsabilità di carattere amministrative che non sono di sua competenza. Quante ore si perdono in una settimana solo per risolvere questi problemi? 
In questo quadro anche a chi, come me, piace l’uso dell’informatica, il computer appare come un totem messo lì per sorvegliare la spesa e nient’altro.

La tanto decantata riforma del territorio fatta dal cosiddetto decreto Balduzzi, vuole rispondere al maggior carico di assistenza che graverà sul territorio con una riorganizzazione del lavoro degli operatori, ma mancando quello che si sarebbe dovuto fare in via prioritaria. Cioè mettere in condizione il medico di medicina generale di coordinare l’intervento sul suo paziente, attraverso un accesso alle risorse di secondo livello (consulenze specialistiche e quant’altro) in tempo reale, proprio nell’ottica di risolvere i problemi sul territorio stesso. Altrimenti potremo discutere per anni sulla medicina di iniziativa, ma, senza i mezzi, sarà solo una discussione accademica. Non serve a nulla avere più persone sul territorio (con nuovi “dirigenti”!) se, poi, chi vede e segue il paziente, non può fare nulla di diverso, nella pratica, di quanto faceva quando lavorava da solo.

In molte realtà, soprattutto al sud, avere l’accesso a semplici esami ematochimici piuttosto che a delle radiografie resta un’impresa. Cosa ci fa pensare che la riforma dell’organizzazione del metodo di lavoro fará cambiare questo stato di cose? 
Riflettiamo su questo, piuttosto che sull’uso del computer, utile strumento di lavoro, ma che, al momento, serve solo per controllare la spesa! 

Pasquale Orlando
Vice Presidente Nazionale S.N.A.M.I.

 

Per Gentile Concessione di ” Quotidiano Sanità”

 

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