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Soldi pagati per prestazioni mai effettuate, indagati medici e funzionari Asrem

petrellaUn nuova bufera investe la sanità molisana. E’ scattato stamattina l’ennesimo blitz dei Nas nel basso Molise, tra Larino e Termoli. Nove persone, medici e funzionari dell’Asrem sono indagate per truffa ai danni del sistema sanitario e falso e a loro carico è scattato un sequestro di beni e conti correnti.

 

 

Coinvolti nomi eccellenti dell’azienda sanitaria (Sabusco, Percopo, Paglione, Di Lena e Testa) e dell’amministrazione comunale di Larino, il sindaco Giardino e il suo vice, Quici e quattro Medici di Medicina Generale.

Tra le persone finite nei guai ci sono i vertici dell’Asrem: il direttore generale, Angelo Percopo, il direttore amministrativo Gianfranca Testa e il direttore sanitario Giancarlo Paglione. Con loro sono finiti sul registro degli indagati quattro medici di famiglia e altri due funzionari. Tra i medici coinvolti figura anche il sindaco di Larino, Guglielmo Giardino. I reati contestati sono la truffa, il faso e l’abuso d’ufficio.  Secondo i carabinieri del Nas, che hanno condotto le indagini, i medici avrebbero intascato illegitamente somme per il servizio di medicina di gruppo che non è stato mai effettivamente attivato. Non nelle forme previste dalla legge, almeno questa è la teoria degli inquirenti. I quattro medici, infatti, avrebbero chiesto di svolgere l’attività – che avrebbero dovuto effettuare nei loro studi privati – nella struttura dell’ospedale di Larino. Una cosa che, secondo gli inquirenti, è fuori legge. Sono stati proprio i carabinieri del Nas e il procuratore di Larino a svelare i particolari dell’inchiesta. A partire dai nomi degli indagati. Si tratta di Guglielmo Giardino, Nicola Gabriele, Antonio Sabusco (fratello del consigliere regionale Udc Giuseppe) e Augusto Vincelli, tutti medici di famiglia, del tecnico dell’ospedale “Vietri”, Giovanni Quici che ricopre la carica di vicesindaco di Larino, del direttore sanitario del “Vietri” Nicola Di Lena e dei vertici dell’Asrem, Angelo Percopo, Gianfranca Testa e Giancarlo Paglione. I fatti contestati risalgono a tre anni fa. I medici di base indagati decisero di attivare il servizio di Medicina di gruppo. Per farlo anziché utilizzare strutture private, erano riusciti ad avere dei locali nell’ospedale pubblico “Vietri”. Ma questo servizio non è mai partito. Soldi sprecati secondo l’accusa.

 

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